Torna la stagione delle zecche…

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Anche quest’anno con l’arrivo della bella stagione ricompare il rischio delle punture di zecca.

Le zecche sono dei parassiti esterni che vivono cioè attaccati alla cute di diverse specie animali come cani, pecore, caprioli, scoiattoli e possono trasmettere, in qualità di vettori, delle infezioni anche gravi come la malattia di Lyme e la TBE o meningoencefalite virale.

Questi artropodi non sono in grado né di saltare né di volare, ma, grazie ad organi sensoriali in grado di individuare tracce di anidride carbonica negli animali a sangue caldo, attendono su legna, tra l’erba, su piante, fra detriti il passaggio della loro “preda” e poi si attaccano all’ospite conficcando il loro rostro, cioè l’apparato buccale, nella sua cute e ne succhiano il sangue, nutrimento necessario per completare il loro ciclo vitale; quest’ultimo può completarsi su un unico ospite o svolgersi su ospiti successivi. Dopo il “pasto” la zecca può aumentare fino a 100 volte passando da pochi millimetri fino anche a un centimetro!

Il morso delle zecche può passare inosservato perché non è doloroso né causa prurito, e questo sembra sia dovuto al fatto che la loro saliva contiene delle sostanze anestetiche.

Purtroppo però è in questo modo che vengono trasmessi i microrganismi responsabili di pericolose malattie: la zecca succhiando il sangue di un animale infetto diventa vettore di quella malattia per il prossimo ospite su cui si alimenterà.

In genere il “pasto” di una zecca può variare dai 2 ai 7 giorni poi si stacca spontaneamente dall’ospite per ricominciare il ciclo su di un altro.

La malattia di Lyme si manifesta dopo un’incubazione che va dai 3 ai 32 giorni, con chiazze rossastre sulla cute e con febbre, malessere, mal di testa, dolori articolari. Dopo settimane o mesi può causare gravi disturbi alle articolazioni, al cuore e al sistema nervoso. Contro questa malattia non è disponibile un vaccino, ma, se presa in tempo, con una terapia antibiotica appropriata può guarire senza lasciare conseguenze.

La TBE invece all’inizio è simile ad un’influenza e può guarire senza problemi; talvolta però si manifesta in forma virulenta e può evolvere in meningite o encefalite lasciando danni permanenti al sistema nervoso, nel 2% dei casi è mortale. Per questa forma però è disponibile un vaccino.

Per limitare la possibilità di incappare in una puntura di zecca ci sono dei semplici accorgimenti da seguire:

– a partire dalla primavera non camminare in zone incolte o nell’erba alta;

– usare pantaloni lunghi e scarpe chiuse e spruzzarvi dei repellenti specifici;

– non avvicinarsi mai troppo ad eventuali animali fra quelli che potrebbero essere ospiti di zecche;

– avere l’accortezza, rientrati dalla scampagnata, di controllare abbigliamento e cute, tenendo presente che le zone preferite sono inguine, ascelle, testa e torace.

E se nonostante tutte le nostre attenzioni e precauzioni la zecca ci ha colto, cosa fare?
Con delle comuni pinzette, avendo cura di afferrare il parassita il più possibile vicino al rostro conficcato e con movimento rotatorio antiorario senza strappi, si estrae la zecca. Terminata l’operazione si ha cura di disinfettare la parte interessata e di osservare la zona della puntura per circa un mese per individuare se dovesse comparire un alone rossastro.