La malaria

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La malaria è una malattia infettiva i cui responsabili sono quattro diversi parassiti del genere Plasmodium:

Plasmodium vivax, che si trova ovunque nelle zone tropicali;
Plasmodium ovale, la cui diffusione riguarda principalmente l’Africa occidentale fra i due tropici;

Plasmodium falciparum, endemico in Africa tropicale, meno in Asia e America latina;

Plasmodium malariae, ubiquitario, ma a bassa prevalenza infettiva.

La diagnosi di specie è importante per individuare il trattamento specifico. Questi agenti si trasmettono all’uomo tramite la puntura di zanzara femmina del genere Anopheles, insetto che diventa quindi vettore propagando la malattia da individuo malato a individuo sano.

Dopo che aveva causato numerose epidemie fino alla metà del secolo scorso, nel 1970 l’OMS ha dichiarato l’Italia ufficialmente libera dalla malaria; tuttavia da allora vi sono stati parecchi casi “importati” dall’estero. L’aumento dei viaggi intercontinentali e la presenza di flussi migratori dai paesi dove la malattia è endemica hanno prodotto infatti, un aumento dei casi nei paesi dove la malattia non è trasmessa per mancanza della zanzara Anopheles.

Nel corpo umano i parassiti della malaria si moltiplicano nel fegato e dopo un’incubazione variabile dalle 2 alle 4 settimane infettano i globuli rossi. Qui riprendono a moltiplicarsi e successivamente si liberano nel torrente circolatorio lesionando gli eritrociti stessi. Proprio a tale lesione sono associati i segni clinici della malaria: episodi febbrili accompagnati da brividi alternati a sudorazione profusa, calore e sete intensa, tensione dei muscoli nucali…

Il processo si ripete ciclicamente finché le difese dell’individuo non hanno il sopravvento.

La forma più grave è sicuramente la malaria da Plasmodium falciparum: il quadro clinico spesso si complica fino alla morte del paziente. In tutti i casi, comunque, qualsiasi sia l’agente responsabile, prima della guarigione completa, la malattia presenta ricadute anche a distanza di mesi ed anni.

La diagnosi si effettua tramite la ricerca microscopica dei parassiti in un campione di sangue.

IL trattamento prevede l’utilizzo di farmaci specifici. Purtroppo il controllo della malattia è diventato più difficoltoso da quando la resistenza ai farmaci da parte dei parassiti si è diffusa in molte zone dell’area tropicale.

Molto importante rimane sia la profilassi ambientale, che si attua principalmente mediante l’impiego di insetticidi e larvicidi e l’eliminazione dei ristagni d’acqua, sia quella personale che va dalla chemioprofilassi specifica vivamente consigliata per tutti i soggetti non immuni che si recano in zone endemiche fino alle precauzioni generali come l’applicazione di zanzariere e l’utilizzo di spray repellenti.